Utilità pratica delle logiche a più valori

L’altro giorno sono arrivato nei pressi di un attraversamento pedonale (di quelli molto lunghi e molto trafficati) quando sul semaforo era già scattato il giallo. Subito davanti a me c’erano due persone che procedevano appaiate. Non volendo impiegare troppe risorse computazionali per rispondere alla spinosa domanda “fermarsi o attraversare?”, decisi che avrei semplicemente fatto come i due tizi che mi precedevano.

Sembrava una soluzione inattaccabile, se non fosse che… uno dei due tizi ha attraversato e l’altro si è fermato. (Evidentemente non erano assieme, nonostante le apparenze.) Questa evenienza, completamente imprevista, deve aver mandato per un attimo in crisi un qualche sottosistema del mio cervello; ricordo distintamente che per qualche secondo ho pensato: “Occazzo, e adesso?”

Per la cronaca, alla fine mi sono fermato (fortunatamente, non in mezzo alla strada).

La morale di questa disavventura (?) potrebbe essere che il ragionamento basato sulla logica classica, con due soli valori di verità, è fondamentalmente superato, e che la complessità del mondo moderno richiede l’uso di una logica a più valori. O forse, più semplicemente, che non bisogna delegare le proprie decisioni agli altri.

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