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	<title>web &#8211; Untitled #1</title>
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		<title>Alla fine, un restyling</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1163</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jun 2023 15:40:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazioni di servizio]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[No, non del blog ma del <a href="https://atlog.it">sito principale</a> , che era rimasto più o meno come l&#8217;avevo scritto inizialmente durante le vacanze di Natale del 2015 (come passa il tempo&#8230;), il tutto solo per poter aggiungere in fondo al mio curriculum la linea &#8220;Basic knowledge of modern website design using HTML 5, CSS 3 and Javascript&#8220;, nella &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>No, non del blog ma del <a href="https://atlog.it">sito principale</a>, che era rimasto più o meno come l&#8217;avevo scritto inizialmente durante le vacanze di Natale del 2015 (come passa il tempo&#8230;), il tutto solo per poter aggiungere in fondo al mio curriculum la linea &#8220;<em>Basic knowledge of modern website design using HTML 5, CSS 3 and </em><em>Javascript</em>&#8220;, nella convinzione che ciò avrebbe facilitato le mie successive ricerche di impiego (beata ingenuità).<span id="more-1163"></span></p>
<p>Anche l&#8217;osservatore più distratto noterà che il layout è stato drasticamente semplificato: è sparita l&#8217;animazione nell&#8217;header (che serviva solo a bruciare cicli di CPU), è sparito l&#8217;iframe con le sotto-pagine, lo schema di colori è passato da un (molto hackeroso) verde-su-nero a un più classico grigio-su-bianco, e un po&#8217; di contenuti inutilmente privati sono stati rimossi (è triste constatarlo, ma nell&#8217;internet degli anni &#8217;20 ogni informazione personale che metti online sarà usata nel 99% dei casi esclusivamente a tuo danno). Rispetto al 2015 poi c&#8217;è <a href="https://developer.mozilla.org/en-US/docs/Learn/CSS/CSS_layout/Flexbox" target="_blank" rel="noopener">Flexbox</a>, che rende possibile ad esempio creare un menu di navigazione semidecente con tre righe di CSS (dove prima ne servivano 30).</p>
<p>In tutte queste modifiche sono stato influenzato dalla filosofia del <a href="https://jeffhuang.com/designed_to_last/" target="_blank" rel="noopener">designed to last</a>, che suggerisce una radicale semplificazione del modo in cui i siti web vengono progettati e sviluppati. Bisogna anche dire che la stessa filosofia suggerirebbe di buttare a mare WordPress, con cui sto scrivendo questo post, e sostituirlo con un <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Static_site_generator" target="_blank" rel="noopener">generatore di siti statico</a> come Jekyll; e magari prima o poi farò anche questo. (Ma tanto, per la frequenza con cui aggiorno il blog&#8230; ammesso poi che ci sia ancora qualcuno che lo legge.)</p>
<p>PS: ogni relazione tra il giorno di pubblicazione del nuovo sito (e di questo articolo) e i dati biografici del sottoscritto è puramente casuale.</p>
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		<title>I primi passi di una rivoluzione silenziosa</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/681</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2013 02:41:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[informatica]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[Esattamente 22 anni fa entrava in funzione un servizio destinato a rivoluzionare il mondo della ricerca. Sto parlando dell&#8217; <a href="http://arxiv.org/">arXiv</a> , un archivio di articoli scientifici (pubblicati o in versione preliminare) caratterizzato dal fatto di essere ad accesso totalmente libero per chiunque. Per avere un&#8217;idea delle sue dimensioni attuali non c&#8217;è modo migliore di dare un&#8217;occhiata &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esattamente 22 anni fa entrava in funzione un servizio destinato a rivoluzionare il mondo della ricerca. Sto parlando dell&#8217;<a href="http://arxiv.org/">arXiv</a>, un archivio di articoli scientifici (pubblicati o in versione preliminare) caratterizzato dal fatto di essere ad accesso totalmente libero per chiunque. Per avere un&#8217;idea delle sue dimensioni attuali non c&#8217;è modo migliore di dare un&#8217;occhiata all&#8217;incredibile mappa interattiva che è stata prodotta dal <a href="http://paperscape.org">progetto paperscape</a>:</p>
<figure id="attachment_872" aria-describedby="caption-attachment-872" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2013/08/map.png"><img decoding="async" class="size-full wp-image-872" alt="Mappa dell'arXiv" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2013/08/map.png" width="450" height="300" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2013/08/map.png 500w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2013/08/map-300x200.png 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a><figcaption id="caption-attachment-872" class="wp-caption-text">La galassia degli articoli su arXiv</figcaption></figure>
<p>Ma come è nato questo deposito di articoli (o <em>e-prints</em>) che, soprattutto in alcuni campi della fisica e della matematica, è ormai diventato un punto di riferimento imprescindibile? La storia ce la racconta nientemeno che il suo ideatore, il fisico teorico americano <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Ginsparg">Paul Ginsparg</a>, in <a href="http://arxiv.org/abs/1108.2700">questo articolo</a> (reperibile indovinate un po&#8217; dove?) di due anni fa.</p>
<p>Tutto comincia nella primavera del 1991, quando Ginsparg si trasferisce da Harvard ai <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Los_Alamos_National_Laboratory" target="_blank">laboratori di Los Alamos</a>, nel New Mexico, celebri per essere stati il luogo dove Fermi, Oppenheimer e gli altri membri del progetto Manhattan costruirono nel 1945 le prime bombe nucleari. Arrivato nel suo nuovo ufficio, Ginsparg scopre con piacere di avere a disposizione, per la prima volta in carriera, un computer tutto per lui (una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/NeXTstation" target="_blank">NeXTstation</a> a 25 MHz con hard disk da 105 Mb e 16 Mb di RAM) e ne approfitta per mettere in pratica un&#8217;idea che gli girava in testa da un po&#8217; di tempo.</p>
<p>Dobbiamo anzitutto precisare che all&#8217;epoca Internet non c&#8217;era ancora, o meglio stava nascendo proprio in quegli anni. La principale infrastruttura di rete, il cosiddetto <em>backbone</em>, era fornita dalla <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/National_Science_Foundation_Network">NSFNet</a>, una rete creata nel 1985 per iniziativa della National Science Foundation che aveva raccolto il testimone dalla precedente <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/ARPANET">ARPANET</a>. Nel 1991 la NSFNet collegava tra loro 13 nodi sparsi per gli Stati Uniti alla straordinaria (per i tempi) velocità di 1.5 Mbit/s:</p>
<p style="text-align:center;"><img decoding="async" class="aligncenter" title="NSFNet" alt="Rete NSFNet nel 1991" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ad/NSFNET-backbone-T1.png" width="450" height="331" /></p>
<p>Le più piccole reti regionali potevano poi mettersi in comunicazione tra di loro collegandosi al nodo NSFNet più vicino.</p>
<p>Questo primo abbozzo di rete globale fu fondamentale per facilitare i contatti tra gli accademici statunitensi e l&#8217;uso delle e-mail, prima limitato alle reti locali nelle singole università, divenne presto un&#8217;abitudine anche per le comunicazioni a lunga distanza. Tra l&#8217;altro, se diamo retta a Ginsparg, pare che sia stato proprio lui il primo ad avere l&#8217;idea di inserire tra i dati presenti nella testata dei propri articoli anche l&#8217;indirizzo e-mail, per la prima volta in <a href="http://www-public.slac.stanford.edu/sciDoc/docMeta.aspx?slacPubNumber=SLAC-PUB-4515">questo lavoro</a> del dicembre 1987:</p>
<figure id="attachment_876" aria-describedby="caption-attachment-876" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2013/08/copertina.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-876" alt="Prima pagina del lavoro di Dixon, Ginsparg e Harvey" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2013/08/copertina.png" width="450" height="332" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2013/08/copertina.png 730w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2013/08/copertina-300x222.png 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a><figcaption id="caption-attachment-876" class="wp-caption-text">&#8230;anche se relegato nelle note a pié di pagina</figcaption></figure>
<p>Un&#8217;altra cruciale innovazione di quegli anni fu la diffusione capillare del programma di typesetting <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/TeX" target="_blank">TeX</a>, la cui versione &#8220;definitiva&#8221; era uscita due anni prima (1989). Molti ricercatori, soprattutto tra i più giovani, si erano convertiti rapidamente all&#8217;uso del nuovo sistema, soprattutto per via della notevole semplificazione che garantiva nella composizione delle formule matematiche.</p>
<p>Con la diffusione dei documenti elettronici i tempi erano maturi per pensare a una infrastruttura che facilitasse la diffusione rapida e su larga scala dei nuovi articoli non ancora arrivati alla pubblicazione su rivista (tipicamente perché in attesa di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peer_review" target="_blank">peer review</a>), i cosiddetti <em>preprint</em>. I primi tentativi in tal senso furono compiuti affidandosi a delle mailing list gestite manualmente, ma iscriversi a una mailing list di questo tipo significava correre costantemente il rischio di vedere la propria casella e-mail intasata dagli articoli in arrivo. Fu così che Ginsparg ebbe l&#8217;idea di creare un sistema completamente automatizzato che fosse in grado di ricevere ed archiviare i preprint, divulgare periodicamente una lista contenente i titoli e gli abstract dei preprint ricevuti, e infine distribuire gli articoli veri e propri su richiesta.</p>
<p>Nasce così la prima incarnazione del&#8217;arXiv, un rudimentale server e-mail (e, qualche mese dopo, anche FTP) gestito da un insieme di script <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/C_shell">csh</a>, reperibile allo storico indirizzo <a href="http://xxx.lanl.gov/"><strong>xxx.lanl.gov</strong></a> (il curioso nome &#8220;xxx&#8221;, che ovviamente non ha nulla a che fare con la pornografia, deriva dalla sigla che Ginsparg era solito inserire nei suoi sorgenti TeX dove c&#8217;era qualcosa da correggere.) Il successo fu immediato: Ginsparg si aspettava un centinaio di preprint all&#8217;anno, ne arrivarono 400 nei primi sei mesi. L&#8217;onore della <a href="http://arxiv.org/abs/hep-th/9108001">prima</a> <em>submission</em>, ricevuta il 14 Agosto 1991, spettò al noto stringhista <a href="http://web.physics.ucsb.edu/~gary/">Gary Horowicz</a> assieme a J. H. Horne, mentre in <a href="http://arxiv.org/abs/hep-th/9108004">quarta posizione</a> (16 Agosto) troviamo nientemeno che <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Ed_Witten">Ed Witten</a>, peraltro non con uno dei suoi lavori più famosi, e <a href="http://arxiv.org/abs/hep-th/9108011">appena fuori dalla top ten</a> (21 Agosto) c&#8217;è il primo contributo di un altro grosso calibro, <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Ashoke_Sen">Ashoke Sen</a>.</p>
<p>Curiosamente, l&#8217;idea iniziale era di <em>cancellare</em> i preprint archiviati dopo tre mesi dalla loro ricezione, quando in teoria essi sarebbero stati resi obsoleti dalla pubblicazione su rivista dell&#8217;articolo corrispondente; ma <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Andrew_Strominger" target="_blank">Andrew Strominger</a> fece giustamente notare a Ginsparg che poter ottenere istantaneamente la copia di un articolo via e-mail è molto più comodo rispetto al perdere delle ore a cercare la relativa stampa nel proprio ufficio, e così nulla venne mai cancellato.</p>
<p>Ben presto cominciarono a spuntare &#8220;cloni&#8221; dell&#8217;archivio originale (ufficialmente denominato hep-th, che sta per <strong>h</strong>igh <strong>e</strong>nergy <strong>p</strong>hysics &#8211; <strong>th</strong>eory) relativi ad altre aree della fisica e della matematica: così il 5 Febbraio 1992 nasce l&#8217;archivio alg-geom (geometria algebrica) all&#8217;indirizzo eprints.math.duke.edu (oggi non più in uso), mentre l&#8217;8 Marzo arriva, a grande richiesta, l&#8217;archivio hep-ph (fenomenologia). Un poco più tardi, il 7 Aprile, nasce hep-lat (teorie su reticolo) e tre giorni più tardi arrivano astro-ph (astrofisica), cond-mat (fisica dello stato solido) e funct-an (analisi funzionale), questi ultimi ospitati in Italia, su un server della SISSA (<a href="http://babbage.sissa.it/">oggi, purtroppo, anch&#8217;esso defunto</a>).</p>
<p>Nell&#8217;autunno del 1992 Ginsparg viene a conoscenza di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/World_Wide_Web" target="_blank">una nuova e interessante tecnologia da poco sviluppata al CERN</a>, e decide di dare una mano alla libreria dello <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/SLAC_National_Accelerator_Laboratory" target="_blank">SLAC</a> per mettere online un server web (il primo su suolo americano!) che consentisse, tra le altre cose, di accedere a un&#8217;altra storica risorsa che ogni fisico conosce ed ama, il database SPIRES (recentemente ribattezzato <a href="http://inspirehep.net/">inspire</a>). Un sito web per il &#8220;physics e-print archive&#8221;, com&#8217;era chiamato all&#8217;epoca, arriverà solo nell&#8217;Aprile del 1993.</p>
<p>Molti anni più tardi, e precisamente il 28 Dicembre del 1998, il sito acquisterà finalmente il nome <a href="http://arxiv.org">arXiv</a>, trasferendosi nel contempo al suo attuale indirizzo. L&#8217;idea che sta dietro a tale criptica sigla è che la X maiuscola va pensata come la lettera greca χ, da cui la pronuncia simile a quella della parola inglese «archive». Per la cronaca, il nome più ovvio di &#8220;archive&#8221; dovette essere scartato perché nel frattempo all&#8217;indirizzo <a href="https://archive.org/index.php">archive.org</a> si era già stabilmente insediato l&#8217;<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Internet_Archive">Internet Archive</a>: ecco un caso in cui persino l&#8217;essere nati prima ancora del web non è stato sufficiente ad assicurarsi il nome di dominio che si desidera!</p>
<blockquote><p>«The arXiv could well end up as string theorists&#8217; greatest contribution to science.» (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/David_Mermin" target="_blank">David Mermin</a>)</p></blockquote>
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		<title>Signori, chapeau</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/632</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 00:22:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/google-hp-23-11-2011.png"></a> Non so bene perché, ma non appena ho cliccato su play mi è venuto il sospetto che l&#8217;omino che si muoveva per lo schermo fosse <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Trurl" target="_blank">Trurl</a> ; sospetto che è divenuto certezza quando è apparso il robot gigantesco secondo cui 2+2 fa 7. Nulla da aggiungere, se non: questa è classe.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/google-hp-23-11-2011.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-633" title="Home page di google di oggi" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/google-hp-23-11-2011.png" alt="" width="450" height="263" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/google-hp-23-11-2011.png 1024w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/google-hp-23-11-2011-300x176.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/google-hp-23-11-2011-768x450.png 768w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Non so bene perché, ma non appena ho cliccato su play mi è venuto il sospetto che l&#8217;omino che si muoveva per lo schermo fosse <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Trurl" target="_blank">Trurl</a>; sospetto che è divenuto certezza quando è apparso il robot gigantesco secondo cui 2+2 fa 7. Nulla da aggiungere, se non: questa è classe.</p>
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		<title>Anche questa non l&#8217;avevo ancora vista</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/398</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 May 2011 21:01:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[Visto che in passato l&#8217;avevo <a href="../archives/150" target="_blank">già fatto per twitter</a> , mi sembra giusto segnalare anche la seguente ottima schermata d&#8217;errore di Google. Credo sia la prima volta in assoluto che un loro server mi risponde <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/500_error#5xx_Server_Error" target="_blank">picche</a> : <a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/google_error.png"></a> (Ecco una buona idea per aumentare il numero di post: diventare una succursale di <a href="http://failblog.org/" target="_blank">failblog</a> .)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che in passato l&#8217;avevo <a href="../archives/150" target="_blank">già fatto per twitter</a>, mi sembra giusto segnalare anche la seguente ottima schermata d&#8217;errore di Google. Credo sia la prima volta in assoluto che un loro server mi risponde <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/500_error#5xx_Server_Error" target="_blank">picche</a>:</p>
<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/google_error.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-399" title="Ogni tanto capita anche a loro" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/google_error.png" alt="" width="450" height="294" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/google_error.png 1024w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/google_error-300x196.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/google_error-768x503.png 768w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>(Ecco una buona idea per aumentare il numero di post: diventare una succursale di <a href="http://failblog.org/" target="_blank">failblog</a>.)</p>
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		<title>Questa non l&#8217;avevo ancora vista&#8230;</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/150</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 16:17:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8230;ma è troppo carina: <a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/twitter_over.png"></a> Complimenti al Creativo Ignoto che l&#8217;ha realizzata.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;ma è troppo carina:</p>
<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/twitter_over.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-151" title="Twitter is over capacity" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/twitter_over.png" alt="" width="450" height="298" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/twitter_over.png 835w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/twitter_over-300x199.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/twitter_over-768x509.png 768w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Complimenti al Creativo Ignoto che l&#8217;ha realizzata.</p>
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