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	<title>vita vissuta &#8211; Untitled #1</title>
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		<title>Speedrunning Software Foundations volume 1</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1217</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2024 16:55:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[informatica]]></category>
		<category><![CDATA[vita vissuta]]></category>
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					<description><![CDATA[A volte mi capita di iniziare un lavoro, dopo un po&#8217; notare una qualche regolarità in quello che sto facendo, e pensare: «non avrebbe alcun senso proseguire imponendosi di mantenere questa regola che è emersa in maniera del tutto casuale dal modo in cui ho lavorato fino ad adesso&#8230; quindi facciamolo!». (Sì, lo so, sono &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A volte mi capita di iniziare un lavoro, dopo un po&#8217; notare una qualche regolarità in quello che sto facendo, e pensare: «non avrebbe alcun senso proseguire imponendosi di mantenere questa regola che è emersa in maniera del tutto casuale dal modo in cui ho lavorato fino ad adesso&#8230; quindi facciamolo!». (Sì, lo so, sono un tipo un po&#8217; strano.)</p>
<p><span id="more-1217"></span></p>
<p>Nello specifico ci sono ricascato una decina di giorni fa, quando, dovendo riprendere un po&#8217;  di dimestichezza con il proof assistant (&#8220;assistente dimostrativo&#8221;?) <a href="https://coq.inria.fr/" target="_blank" rel="noopener">Coq</a>, ho deciso di leggermi il primo volume di <a href="https://softwarefoundations.cis.upenn.edu/" target="_blank" rel="noopener">Software Foundations</a>. Per chi non lo sapesse (ovvero &#8212; a naso &#8212; il 99,9999% della popolazione mondiale), si tratta di un corso sui fondamenti logici della programmazione con la peculiare caratteristica di essere completamente formalizzato (nel <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Calculus_of_constructions" target="_blank" rel="noopener">calcolo delle costruzioni induttive</a>, che è appunto la teoria implementata da Coq). Ah, e per la cronaca è anche (gratuito e) liberamente disponibile dal sito sopra linkato.</p>
<p>La cosa era partita, giovedì 18 Aprile, in maniera del tutto innocente, ovvero scaricando l&#8217;archivio con i sorgenti del libro, spacchettandolo e iniziando a leggere (e a fare gli esercizi incorporati nel testo). La domenica mi accorgo che, bene o male, stavo riuscendo a tenere il ritmo di un capitolo al giorno, compatibilmente con gli altri impegni che avevo. Per cui mi sono detto: perché non provare a continuare così fino alla fine? La settimana dopo ci sarebbe oltretutto stato il ponte del 25 aprile, quindi la cosa non sembrava completamente impossibile.</p>
<p><a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/speedrun.png"><img decoding="async" class="size-large wp-image-1219 alignnone" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/speedrun-1024x447.png" alt="La lista dei capitoli di Software Foundations, con data di ultima modifica" width="1024" height="447" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/speedrun-1024x447.png 1024w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/speedrun-300x131.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/speedrun-768x335.png 768w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/speedrun.png 1050w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Per farla breve, i risultati li vedete nello screenshot qui sopra: tutto sommato direi che lo speedrun è effettivamente riuscito, con l&#8217;eccezione del capitolo <code>IndProp</code> che ha richiesto due giorni e peraltro, come potrà testimoniare chiunque abbia fatto il corso, contiene sostanzialmente il doppio del materiale del capitolo medio. (I capitoli in fondo, quelli che non ho modificato, sono opzionali, anche se conto di fare pure quelli.)</p>
<p>Ma gli esercizi, direte voi?</p>
<p><a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/admitted.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1220" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/admitted-1024x447.png" alt="Resoconto degli esercizi saltati" width="1024" height="447" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/admitted-1024x447.png 1024w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/admitted-300x131.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/admitted-768x335.png 768w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/04/admitted.png 1050w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Quasi tutti ok, come si può notare dal resoconto qui sopra. (Il comando <code>Admitted.</code> è quello che si usa all&#8217;interno di una dimostrazione per dire a Coq «basta, non ne posso più, va&#8217; a quel paese e fammi andare avanti». Più o meno.) Con l&#8217;eccezione di alcuni esercizi inutilmente noiosi su cui non sono stato a perdere tempo (in <code>Induction</code> e in <code>Logic</code>; i match in <code>Basics</code> sono spurii), gli unici che mancano sono in <code>IndProp</code> e in <code>Imp</code>, e riguardano comunque parti opzionali e/o addizionali (su cui comunque conto di ritornare con più calma).</p>
<p>Mica male, no? E adesso sotto con il volume 2, dove inizia la parte più interessante; ma stavolta senza vincoli di tempo, perché un bel gioco dura poco!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Shrinkflation fail</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1189</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 21:12:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
		<category><![CDATA[vita vissuta]]></category>
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					<description><![CDATA[Dicesi <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Shrinkflation" target="_blank" rel="noopener">shrinkflation</a> quel processo per cui una ditta (in genere di alimentari) diminuisce leggermente la quantità di prodotto nelle sue confezioni, mantenendone però inalterato il prezzo. Si tratta di una maniera particolarmente subdola per alzare il prezzo di una merce senza che l&#8217;acquirente se ne accorga, e quindi molto in voga in tempi di inflazione relativamente &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dicesi <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Shrinkflation" target="_blank" rel="noopener">shrinkflation</a> quel processo per cui una ditta (in genere di alimentari) diminuisce leggermente la quantità di prodotto nelle sue confezioni, mantenendone però inalterato il prezzo. Si tratta di una maniera particolarmente subdola per alzare il prezzo di una merce senza che l&#8217;acquirente se ne accorga, e quindi molto in voga in tempi di inflazione relativamente alta come quelli che stiamo vivendo in questi ultimi due anni.</p>
<p>Poi però arriva uno come il sottoscritto, che quando cucina ha l&#8217;abitudine di pesare tutti gli ingredienti che utilizza (la riproducibilità prima di tutto!), e così facendo si accorge ad esempio che nelle confezioni che dichiarano un &#8220;peso netto&#8221; di 150 g e un &#8220;peso sgocciolato&#8221; (e già sulla necessità di questa ulteriore qualifica ci sarebbe da arrabbiarsi&#8230;) di 140 g, la quantità di prodotto <em>reale</em> è magari di 130 g, quando non ancora inferiore.</p>
<p>Ma oggi, del tutto inaspettata, una parziale rivincita: sulla scatola di un prodotto che non nominerò, ma che da tempi immemori ha sempre contenuto 10 unità, ho trovato la sospetta dicitura &#8220;9 pezzi&#8221; (se non altro in questo caso la casa produttrice non si è data la pena di nascondere il misfatto); ma una volta aperta la confezione, sono comunque venute fuori 10 unità del prezioso materiale edibile! Chissà se ci hanno ripensato, o se hanno semplicemente modificato la dicitura sulla scatola prima di reimpostare le procedure di insacchettamento?</p>
<p>(Ah, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sgrammatura" target="_blank" rel="noopener">la wikipedia italiana</a> suggerirebbe come possibili traduzioni di <em>shrinkflation</em> i termini <em>sgrammatura</em> o <em>riporzionamento</em>; ma onestamente il titolo attuale mi piace di più di <strong>Errore di sgrammatura</strong>, con buona pace dell&#8217;accademia della crusca.)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Appunti di vita brasiliana</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/531</link>
					<comments>https://atlog.it/blog/archives/531#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 02:14:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[vita vissuta]]></category>
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					<description><![CDATA[Se pensate che gli automobilisti italiani siano indisciplinati, mi spiace deludervi ma non avete ancora visto niente. Qui si rischia la vita ad ogni attraversamento di una strada un minimo trafficata, e non sto scherzando. L&#8217;algoritmo standard per attraversare è il seguente: Raggiungere le strisce (ammesso che ci siano). Guardare molto attentamente in entrambe le &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se pensate che gli automobilisti italiani siano indisciplinati, mi spiace deludervi ma non avete ancora visto niente. Qui si rischia la vita ad ogni attraversamento di una strada un minimo trafficata, e <strong>non sto scherzando</strong>. L&#8217;algoritmo standard per attraversare è il seguente:</p>
<ol>
<li>Raggiungere le strisce (ammesso che ci siano).</li>
<li>Guardare molto attentamente in entrambe le direzioni se ci sono dei veicoli nel raggio di 100 metri (o il massimo che la strada consente).</li>
<li>Se il risultato è NO, attraversare <strong>correndo</strong> (a 70 km/h, che qui è la velocità di crociera, ci si mettono circa cinque secondi per coprire 100 m)</li>
<li>Se il risultato è SI, aspettare che passino tutti quanti e tornare al punto 2. In alcune rare circostanze può capitare che un&#8217;auto rallenti e il guidatore ci faccia cenno di passare; in tal caso si può procedere con l&#8217;attraversamento (sempre correndo), <strong>a patto di</strong> aver controllato che eventuali altre macchine sopraggiungenti non stiano tirando dritto ignorandovi.</li>
</ol>
<p>Fortunatamente, ogni tanto sulle strade (tipicamente nei punti più pericolosi) sono piazzati dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dissuasore_di_velocit%C3%A0" target="_blank">dissuasori</a>, che peraltro non sono come da noi i classici dossetti di plastica della 3M ma sono <em>proprio dei dossi di asfalto lunghi cinque metri e  alti trenta centimetri</em>. Com&#8217;è facile intuire questi sono i vostri migliori alleati, ma purtroppo non sempre si trovano laddove li vorremmo.</p>
<p>Ai tropici il sole picchia in tutt&#8217;altra maniera rispetto alle nostre latitudini (insomma, qui mena proprio); se a ciò aggiungiamo che siamo pure in altura (850 m circa),  il risultato è che qui finisci per abbronzarti anche se non vuoi. Nel mio caso ad esempio i venti minuti di passeggiata da casa mia all&#8217;università, fatti due volte al giorno, bastano e avanzano per mantenermi costantemente più scuro di quando ero in Italia. Chissà se mi mettessi a prendere il sole&#8230; (ma non temete, non accadrà).</p>
<p>E già che siamo in tema, se leggete la pagina di wikipedia dedicata all&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/S%C3%A3o_Carlos" target="_blank">amena cittadina in cui vivo</a> scoprirete che essa è soprannominata nientemeno che <em>Cidade do Clima</em>, la «città del clima». In realtà, come ho potuto appurare di persona, questa è solo un&#8217;abbreviazione: il vero soprannome è invece (o quantomeno dovrebbe essere) «città del clima <strong>del cazzo</strong>». Mi spiego: qui ci sono sostanzialmente solo due tipi di tempo possibili (almeno in questo periodo dell&#8217;anno, cioè tardo inverno/inizio primavera): sole e <em>caldo boia</em>, oppure nuvole, vento e freschino (diciamo sui 16/18 gradi). Il primo problema è che la transizione tra questi due stati può avvenire nel giro di qualche ora, per cui può capitare di uscire di casa la mattina in maglietta (sudando) e di rientrare il pomeriggio con i brividi. Il secondo problema è che anche nelle giornate di bel tempo (che sono comunque la stragrande maggioranza), mentre a mezzogiorno si viaggia tranquillamente sui 32/33 gradi, la sera la temperatura cala drasticamente. Un classico è uscire di casa alle sette (quando si sta ancora bene in maglietta) per andare a cena fuori da qualche parte ed essere poi colti dal gelo verso le dieci. Dopo un paio di queste esperienze si impara a portarsi <strong>sempre</strong> dietro una felpa quando si esce di sera, anche se durante il giorno c&#8217;era un caldo insopportabile.</p>
<p>Per un europeo l&#8217;idea di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gated_community" target="_blank">gated community</a> è qualcosa di decisamente inusuale (in italiano non abbiamo neanche un termine per definirle, il che già la dice lunga&#8230;), qui invece sono la norma. Intanto ci sono interi quartieri, specie in periferia, cui si può accedere solo previa identificazione presso la guardia di turno; ma al di là di questo, praticamente ogni condominio (anche il mio) è separato dalla strada da qualche tipo di cancello ed è circondato da un muro con in cima una grata, o dei fili elettrificati, o altre amenità del genere. Ora, posso capire simili misure di sicurezza in città enormi (e con evidenti problemi di criminalità) come <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/S%C3%A3o_Paulo" target="_blank">São Paulo</a> o <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Campinas" target="_blank">Campinas</a>; ma qui sembrano un po&#8217; ridicole, considerato ad esempio che si può girare ovunque, anche di notte, senza il minimo problema. Ma tant&#8217;è: quella di circondare tutto con muri e filo spinato dev&#8217;essere un&#8217;abitudine da queste parti.</p>
<p>Cose che mancano in un tipico appartamento brasiliano:</p>
<ul>
<li>L&#8217;impianto di riscaldamento, per ovvi motivi; questo però significa che quei pochi giorni dell&#8217;anno in cui fa freddo bisogna girare per casa vestiti, e mettere il piumone sul letto.</li>
<li>L&#8217;allacciamento del gas (per i fornelli occorre attrezzarsi con la bombola).</li>
<li>In generale, i rubinetti dell&#8217;acqua calda: niente calderina (vedi punto precedente) e niente boiler. Se vi state chiedendo come si fa a farsi una doccia calda, la risposta sta in un piccolo apparecchio elettrico che si monta direttamente alla fine del tubo e scalda l&#8217;acqua che scende.</li>
<li>La lavatrice (in compenso è immancabile il lavabo).</li>
<li>Il bidè.</li>
</ul>
<p>&#8230;cosa quest&#8217;ultima che segna (ne sono sempre più convinto) la differenza tra un paese civilizzato e uno che non lo è.</p>
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