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	<title>recriminazioni inutili &#8211; Untitled #1</title>
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		<title>Anche i migliori sbagliano&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 22:18:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[recriminazioni inutili]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8230;e stiamo parlando del Post, in questo caso ( <a href="https://www.ilpost.it/2025/11/13/italia-moldavia-calcio-qualificazioni-mondiali/" target="_blank" rel="noopener">link all&#8217;articolo</a> , anche se immagino che a breve verrà rettificato): Eh no cari miei: in uno scontro diretto le reti contano doppio (ogni rete fatta dall&#8217;Italia è una rete incassata dalla Norvegia), quindi per qualificarsi occorrerebbe &#8220;&#8221;semplicemente&#8221;&#8221; vincere con nove gol di scarto (il che porterebbe l&#8217;Italia &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;e stiamo parlando del Post, in questo caso (<a href="https://www.ilpost.it/2025/11/13/italia-moldavia-calcio-qualificazioni-mondiali/" target="_blank" rel="noopener">link all&#8217;articolo</a>, anche se immagino che a breve verrà rettificato):</p>
<p><span id="more-1334"></span></p>
<figure id="attachment_1335" aria-describedby="caption-attachment-1335" style="width: 930px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/11/screenshot.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-1335" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/11/screenshot.png" alt="Screenshot di un articolo del Post" width="930" height="210" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/11/screenshot.png 930w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/11/screenshot-300x68.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/11/screenshot-768x173.png 768w" sizes="(max-width: 930px) 100vw, 930px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1335" class="wp-caption-text">Trova l&#8217;errore&#8230;</figcaption></figure>
<p>Eh no cari miei: in uno scontro diretto le reti contano doppio (ogni rete fatta dall&#8217;Italia è una rete incassata dalla Norvegia), quindi per qualificarsi occorrerebbe &#8220;&#8221;semplicemente&#8221;&#8221; vincere con nove gol di scarto (il che porterebbe l&#8217;Italia a +21 e la Norvegia a +20). Non che questo aumenti di molto le nostre possibilità, comunque&#8230;</p>
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		<title>Traduzioni a caso, nel 2025</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1292</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2025 10:22:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[recriminazioni inutili]]></category>
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					<description><![CDATA[Vivissimi complimenti alla Trentino Trasporti per questa perla: <a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/03/disable-scaled.jpg"></a> Possibile che (1) nell&#8217;era dei LLM ci siano ancora traduzioni dall&#8217;italiano all&#8217;inglese fatte a caso, e (2) in tutta la TT non ci sia nessuno che conosca l&#8217;inglese e si sia accorto dell&#8217;obbrobrio?]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vivissimi complimenti alla Trentino Trasporti per questa perla:<span id="more-1292"></span></p>
<p><a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/03/disable-scaled.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-1293 size-large" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/03/disable-768x1024.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/03/disable-768x1024.jpg 768w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/03/disable-225x300.jpg 225w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/03/disable-1152x1536.jpg 1152w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/03/disable-1536x2048.jpg 1536w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2025/03/disable-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a>Possibile che (1) nell&#8217;era dei LLM ci siano ancora traduzioni dall&#8217;italiano all&#8217;inglese fatte a caso, e (2) in tutta la TT non ci sia nessuno che conosca l&#8217;inglese e si sia accorto dell&#8217;obbrobrio?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Fango e teoremi</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1240</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2024 10:17:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[recriminazioni inutili]]></category>
		<category><![CDATA[stato del mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/teoremi.png"></a> Il triste stato culturale dell&#8217;Italia è perfettamente esemplificato dal fatto che nel gergo giornalistico la parola «teorema» sia ormai essenzialmente un sinonimo di letame.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/teoremi.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1241 aligncenter" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/teoremi.png" alt="Titolo di prima pagina del Corriere di oggi" width="438" height="264" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/teoremi.png 438w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/08/teoremi-300x181.png 300w" sizes="auto, (max-width: 438px) 100vw, 438px" /></a></p>
<p>Il triste stato culturale dell&#8217;Italia è perfettamente esemplificato dal fatto che nel gergo giornalistico la parola «teorema» sia ormai essenzialmente un sinonimo di letame.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Computer e musei non vanno d&#8217;accordo</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1229</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2024 21:13:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[informatica]]></category>
		<category><![CDATA[recriminazioni inutili]]></category>
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					<description><![CDATA[Penso sia ormai diventato evidente che l&#8217;invenzione del calcolatore elettronico (volgamente detto computer) a metà del Novecento debba essere considerata come uno dei punti di svolta nella storia dell&#8217;umanità. L&#8217;importanza dei computer nella società moderna è indiscutibile, e (a meno di catastrofi) non farà che aumentare nel futuro. In ragione di tale importanza, sembra naturale &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Penso sia ormai diventato evidente che l&#8217;invenzione del calcolatore elettronico (volgamente detto computer) a metà del Novecento debba essere considerata come uno dei punti di svolta nella storia dell&#8217;umanità. L&#8217;importanza dei computer nella società moderna è indiscutibile, e (a meno di catastrofi) non farà che aumentare nel futuro. In ragione di tale importanza, sembra naturale fare qualcosa per preservare almeno alcuni di questi oggetti, la cui storia tra l&#8217;altro è sempre stata caratterizzata da un&#8217;evoluzione rapidissima.</p>
<p><span id="more-1229"></span>Per questo motivo iniziative come quella lanciata dal cofondatore di Microsoft <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Allen" target="_blank" rel="noopener">Paul Allen</a> sono particolarmente importanti. Nel 2006, infatti, Allen ebbe l&#8217;idea di mettere a disposizione del pubblico la sua collezione di computer storici (e ancora funzionanti), dapprima tramite accesso remoto (via <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Telnet" target="_blank" rel="noopener">telnet</a>) e poi, a partire dal 2012, anche di persona, con l&#8217;apertura del <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Living_Computers:_Museum_%2B_Labs" target="_blank" rel="noopener">Living Computer Museum</a> (&#8220;Museo dei computer viventi&#8221;; già il nome è tutto un programma) a Seattle, la sua città e — non per caso — una delle capitali mondiali dell&#8217;informatica.</p>
<p>Il museo, che si è poi ingrandito nel tempo grazie a varie donazioni successive, era l&#8217;unico posto al mondo in cui si potevano osservare e (ancora più importante) <em>operare</em> esemplari originali e perfettamente funzionanti di alcuni tra gli elaboratori che hanno fatto la storia dell&#8217;informatica, tra cui il <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/PDP-10">PDP-10</a> della DEC (primo computer usato da Allen e Gates), vari mainframe della linea <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/IBM_System/360" target="_blank" rel="noopener">System/360</a> della IBM, il mitico <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Xerox_Alto" target="_blank" rel="noopener">Xerox Alto</a>, i primi microcomputer della Apple (l&#8217;<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Apple_II" target="_blank" rel="noopener">Apple II</a> su tutti) e della IBM (tra cui il primo e unico <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/IBM_Personal_Computer" target="_blank" rel="noopener">Personal Computer</a>), e molti altri ancora.</p>
<p>Purtroppo i verbi coniugati al passato sono d&#8217;obbligo: nel frattempo infatti Allen è morto (nell&#8217;ottobre del 2018) e il museo (le cui spese di gestione non erano probabilmente coperte nemmeno lontanamente dagli incassi) ha chiuso i battenti nel febbraio del 2020, con la &#8220;scusa&#8221; della pandemia da COVID-19, e non ha mai più riaperto. <a href="https://www.geekwire.com/2024/seattles-living-computers-museum-logs-off-for-good-as-paul-allen-estate-will-auction-vintage-items/" target="_blank" rel="noopener">È notizia di questi giorni</a> che la chiusura è a tutti gli effetti permanente, e che parte del materiale esposto (almeno 150 pezzi) sarà messo all&#8217;asta alla celebre casa d&#8217;aste Christie&#8217;s.</p>
<p>Al di là del fatto che, come <a href="http://oldvcr.blogspot.com/2024/06/the-living-computers-museum-finally-isnt.html" target="_blank" rel="noopener">qualcuno ha giustamente osservato</a>, non è esattamente elegantissimo vendere all&#8217;asta del materiale che è stato donato a un museo con l&#8217;idea che rimanesse in quel museo (anche se è stato annunciato che i proventi andranno in beneficenza), la cosa veramente sconfortante è il fallimento dell&#8217;idea stessa. Se nemmeno uno degli uomini più ricchi del mondo è in grado di costruire un&#8217;istituzione che permetta di continuare a operare questi oggetti che hanno avuto un ruolo così importante nell&#8217;evoluzione della tecnica umana, che speranze possiamo avere sul fatto che qualcun altro ci riesca?</p>
<p><strong>Aggiornamento (27/06)</strong>: <a href="https://news.ycombinator.com/item?id=40789179" target="_blank" rel="noopener">discussione dell&#8217;annuncio su Hacker News</a>. Secondo <a href="http://canonical.org/~kragen/" target="_blank" rel="noopener">Kragen Sitaker</a>, il PDP-10 che era ospitato nel LCM era l&#8217;ultimo esemplare ancora funzionante al mondo. In quanto <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Emacs" target="_blank" rel="noopener">Emacs</a>iano di lunga data, mi scende la lacrimuccia.</p>
<p><strong>Aggiornamento (19/08)</strong>: Jason Scott fornisce <a href="http://ascii.textfiles.com/archives/5672" target="_blank" rel="noopener">altre informazioni interessanti</a> su tutta la vicenda.</p>
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			</item>
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		<title>Citazioni farlocche</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1179</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2024 15:18:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[accademia]]></category>
		<category><![CDATA[recriminazioni inutili]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal benemerito sito di <a href="https://www.roars.it/" target="_blank" rel="noopener">ROARS</a> ho appena scoperto l&#8217;esistenza di una interessante pagina sul sito del ministero dell&#8217;istruzione (e del merito), il <a href="https://snv.pubblica.istruzione.it/snv-portale-web/" target="_blank" rel="noopener">portale del sistema nazionale di valutazione</a> , che a tutt&#8217;oggi si presenta così: <a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/01/portale_snv.png"></a> (Per inciso, stupisce notare che l&#8217;indirizzo apparentemente più semplice https://snv.pubblica.istruzione.it/ ritorna un errore 503: forse almeno un redirect ci sarebbe stato bene&#8230;) Per chi conosca un minimo &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal benemerito sito di <a href="https://www.roars.it/" target="_blank" rel="noopener">ROARS</a> ho appena scoperto l&#8217;esistenza di una interessante pagina sul sito del ministero dell&#8217;istruzione (e del merito), il <a href="https://snv.pubblica.istruzione.it/snv-portale-web/" target="_blank" rel="noopener">portale del sistema nazionale di valutazione</a>, che a tutt&#8217;oggi si presenta così:<br />
<span id="more-1179"></span><br />
<a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/01/portale_snv.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-1181" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/01/portale_snv-1024x517.png" alt="Uno screenshot del portale SNV" width="1024" height="517" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/01/portale_snv-1024x517.png 1024w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/01/portale_snv-300x151.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/01/portale_snv-768x388.png 768w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/01/portale_snv.png 1512w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a>(Per inciso, stupisce notare che l&#8217;indirizzo apparentemente più semplice https://snv.pubblica.istruzione.it/ ritorna un errore 503: forse almeno un redirect ci sarebbe stato bene&#8230;)</p>
<p>Per chi conosca un minimo la produzione scientifica di Galileo, questa citazione suona male. Tanto per iniziare è in italiano moderno, invece che nel volgare dei Seicento; ma anche ipotizzando una sua parafrasi in lingua corrente, non sembra proprio il genere di frase che il buon pisano avrebbe potuto scrivere. Somiglia piuttosto a una massima uscita dagli scritti di qualche positivista dell&#8217;Ottocento; posso facilmente immaginarmela detta ad esempio da un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Hermann_von_Helmholtz" target="_blank" rel="noopener">Helmholtz</a>, o da un <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/William_Thomson,_I_barone_Kelvin" target="_blank" rel="noopener">Kelvin</a>.</p>
<p>E infatti <a href="https://www.roars.it/la-scuola-della-misurazione/" target="_blank" rel="noopener">indagando un po&#8217;</a> si scopre che si tratta di un detto apocrifo, per di più originatosi molto probabilmente in inglese («Count what is countable, measure what is measurable, and what is not measurable, make it measurable»). Come non notare la superba ironia insita nell&#8217;utilizzo di una citazione farlocca per giustificare le bizantine procedure di valutazione che hanno preso piede nell&#8217;ultimo decennio a tutti i livelli (dalla scuola dell&#8217;infanzia all&#8217;università) dell&#8217;istruzione italiana?</p>
<p>Personalmente proporrei di sostituire la citazione (inventata) di Galileo con la seguente citazione (reale) dell&#8217;economista britannico <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Goodhart" target="_blank" rel="noopener">Charles Goodhard</a>:</p>
<blockquote><p>Any observed statistical regularity will tend to collapse once pressure is placed upon it for control purposes.</p></blockquote>
<p>&#8230;spesso espressa più sinteticamente come <em>legge di Goodhard</em>: <strong>quando una misura diventa un obiettivo, cessa di essere una buona misura</strong>. Chissà che trovarsi tutti i giorni sotto gli occhi questa osservazione, ben più rilevante dell&#8217;attuale, non possa ispirare qualche ripensamento sull&#8217;attuale &#8220;furia valutativa&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>I mille indirizzi di Amazon</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1174</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 20:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
		<category><![CDATA[recriminazioni inutili]]></category>
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					<description><![CDATA[(Buon proposito per il 2024: riprendere a scrivere regolarmente sul blog, con l&#8217;obiettivo di tenere una media di un messaggio a settimana al mese. Durerà?) Recentemente ho fatto un ordine su Amazon dopo svariati secoli dall&#8217;ultimo utilizzo, e non ho potuto fare a meno di notare la raffica di e-mail che questa apparentemente innocua mossa &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Buon proposito per il 2024: riprendere a scrivere regolarmente sul blog, con l&#8217;obiettivo di tenere una media di un messaggio <del>a settimana</del> al mese. Durerà?)</p>
<p>Recentemente ho fatto un ordine su Amazon dopo svariati secoli dall&#8217;ultimo utilizzo, e non ho potuto fare a meno di notare la raffica di e-mail che questa apparentemente innocua mossa ha generato. <span id="more-1174"></span>In ordine strettamente cronologico:</p>
<ul>
<li>una mail immediata per la conferma dell&#8217;ordine (e fin qui tutto ok), con mittente <em>conferma-ordine at amazon punto it</em>;</li>
<li>una mail di poche ore successiva, per avvisarmi che uno dei due articoli che avevo ordinato era stato spedito, con mittente <em>conferma-spedizione at amazon punto it</em>;</li>
<li>una mail il giorno dopo, con medesimo mittente, per avvisarmi che anche l&#8217;altro dei due articoli era stato spedito (chissà se ne avessi ordinati una dozzina&#8230;);</li>
<li>una mail il giorno dopo, per avvisarmi che il primo dei due articoli era in consegna, con mittente <em>shipment-tracking at amazon punto it</em>;</li>
<li>una mail poche ore dopo, per confermarmi il fatto che nel frattempo avevo correttamente ricevuto il pacco, con mittente <em>order-update at amazon punto it</em>;</li>
<li>il giorno dopo, le due mail analoghe alle precedenti relative al pacco con il secondo articolo.</li>
</ul>
<p>Ora, sorvolando sul fatto che 7 mail per un ordine con due cose in croce sembrano un po&#8217; eccessive (ma tanto mandare una mail non costa nulla&#8230;), la cosa curiosa è l&#8217;abbondanza di mittenti diversi: considerato che sono tutte caselle non abilitate alla ricezione (c&#8217;è scritto in calce ai messaggi), non era più semplice usare un <em>no-reply at amazon punto it</em> per tutte?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le rivoluzioni non insegnano niente</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/592</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 01:38:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fisica]]></category>
		<category><![CDATA[recriminazioni inutili]]></category>
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					<description><![CDATA[Come avrete notato questo blog è rimasto silente sulla questione dei <a href="http://arxiv.org/abs/1109.4897" target="_blank">presunti neutrini che viaggiano a velocità superluminale</a> . (Per chi fosse stato su Marte nell&#8217;ultimo mese, <a href="http://www.gravita-zero.org/2011/10/neutrini-piu-veloci-della-luce-le.html" target="_blank">qui</a> c&#8217;è un ottimo riassunto &#8212; per una volta, in italiano &#8212; della vicenda.) La ragione di questo silenzio è molto semplice: è mia opinione che la misura in questione sia errata. La penso così innanzitutto &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come avrete notato questo blog è rimasto silente sulla questione dei <a href="http://arxiv.org/abs/1109.4897" target="_blank">presunti neutrini che viaggiano a velocità superluminale</a>. (Per chi fosse stato su Marte nell&#8217;ultimo mese, <a href="http://www.gravita-zero.org/2011/10/neutrini-piu-veloci-della-luce-le.html" target="_blank">qui</a> c&#8217;è un ottimo riassunto &#8212; per una volta, in italiano &#8212; della vicenda.) La ragione di questo silenzio è molto semplice: è mia opinione che la misura in questione sia errata. La penso così innanzitutto perché si tratta  di un esperimento delicatissimo, che è stato effettuato con un apparato che <strong>non</strong> era stato pensato per misure di questo tipo (lo scopo originale dell&#8217;esperimento OPERA era infatti quello di misurare l&#8217;entità delle oscillazioni dei neutrini \(\mu\) in neutrini \(\tau\)), circostanza questa che certo non aiuta a stimare correttamente le possibili fonti di errori sistematici, e soprattutto a stimarle con una precisione così elevata come quella richiesta dall&#8217;entità degli effetti in gioco (che è veramente minima). Inoltre ritengo molto significativo il fatto che una parte minoritaria (ma comunque consistente) della collaborazione non abbia firmato l&#8217;articolo in questione, il che significa che anche all&#8217;interno del gruppo di OPERA vi sono dei dubbi sulla correttezza dell&#8217;analisi effettuata.</p>
<p>Detto questo, trovo comunque molto interessante ciò che è successo (e sta continuando a succedere) in seguito all&#8217;annuncio di OPERA. Dal punto di vista prettamente tecnico si sono letteralmente &#8220;aperte le gabbie&#8221;: così su Internet in generale, e sull&#8217;<a href="http://arxiv.org/" target="_blank">arXiv</a> in particolare, è possibile trovare da un lato una schiera di improvvisati fisici sperimentali che non esitano a suggerire possibili errori sistematici nell&#8217;esperimento (<a href="http://scienceblogs.com/principles/2011/10/experimentalists_arent_idiots.php" target="_blank">alcuni dei quali talmente banali da risultare persino offensivi</a> per i poveri fisici di OPERA), e dall&#8217;altro una ancor più nutrita schiera di teorici che si è affrettata a proporre possibili spiegazioni per l&#8217;effetto (credo che chiunque abbia mai lavorato in vita sua su modelli in cui c&#8217;è una rottura dell&#8217;invarianza di Lorentz sia uscito con un preprint nell&#8217;ultimo mese).</p>
<p>Ma ancora più interessante, almeno a mio avviso, è quello che è successo dal punto di vista della comunicazione (o, per usare un termine mai abbastanza vituperato, «divulgazione»). Qui abbiamo assistito al prevedibile putiferio che un annuncio del genere («scoperta una violazione della relatività di Einstein!») poteva suscitare, e sono fioccati titoli quali «Einstein aveva torto», «Tanti saluti alla teoria della relatività», e così via. Ora, finché affermazioni del genere arrivano da persone cui manca la <em>forma mentis</em> scientifica (e la maggioranza dei giornalisti, purtroppo, rientra in questa categoria) ci si può passare sopra; ma il problema è che anche scienziati di un certo calibro hanno espresso concetti analoghi. Per esempio apprendo da <a href="http://blog.vixra.org/2011/10/20/bbc-faster-than-the-speed-of-light/" target="_blank">questo post</a> del sempre interessante Philip Gibbs che <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/John_Ellis_%28physicist%29" target="_blank">John Ellis</a>, in un documentario andato in onda sulla BBC, ha dichiarato:</p>
<blockquote><p>“If the speed of light turned out not to be absolute, we would just have to tear up all the textbooks and start all over again.&#8221;</p></blockquote>
<p>Con tutto il rispetto per Ellis, vorrei mettere in chiaro che questa scritta qui sopra è una <strong>castroneria gigantesca</strong> (per non scendere nel volgare). Nella scienza non accade mai che si debba «ripartire da capo», per un semplice motivo: la scienza è per sua natura <em>progressiva</em>. Nessuna teoria che abbia dimostrato la sua efficacia per una classe sufficientemente ampia di fenomeni (e la relatività rientra senza dubbio tra queste) viene mai buttata via del tutto, anche qualora essa venga refutata da osservazioni successive. Per avere un esempio egregio di quanto affermo è sufficiente dare un&#8217;occhiata al programma di un corso universitario di Fisica del primo anno, il cui argomento principale è&#8230; la <em>meccanica classica</em>, teoria che è stata refutata da innumerevoli esperimenti nel corso dell&#8217;ultimo secolo! Nonostante ciò, pare proprio che i libri di testo di meccanica non siano stati «stracciati», e il motivo è semplice: se voglio sapere, ad esempio, di quanto si allunga una certa molla quando vi attacco un certo peso, non tirerò certo in ballo la dinamica relativistica (o men che meno la meccanica quantistica): userò invece la cara vecchia \(F=ma\), perché in tale ambito è perfettamente adeguata a descrivere il fenomeno che mi interessa. E allo stesso modo, quando la relatività sarà refutata (e prima o poi accadrà, anche se mi permetto di dubitare che sarà grazie a OPERA), nessuno farà il giro delle librerie per stracciare i libri di Pauli, Møller, Rindler e compagnia; semplicemente, si andrà alla ricerca di una nuova teoria in grado di descrivere i fenomeni nuovi e allo stesso tempo <a href="http://plato.stanford.edu/entries/science-theory-observation/#HowDoObsDatBeaAccTheCla" target="_blank">salvare i fenomeni</a> già spiegati dalla relatività (esattamente come fa quest&#8217;ultima in relazione alla meccanica classica).</p>
<p>Ora, questo discorso fa davvero parte dell&#8217;ABC della (filosofia della) scienza; magari sarò un ingenuo, ma mi aspetterei che uno che occupa una cattedra di fisica teorica intitolata a Maxwell ed è stato (tra le altre cose) direttore di divisione al CERN non cada in errori del genere. Ovviamente è anche possibile che Ellis abbia semplicemente voluto tirare fuori una frase ad effetto per fare più impressione su di un pubblico generalista, ma dal mio punto di vista questo non lo giustifica affatto; anzi è un&#8217;aggravante, perché contribuisce a dare un&#8217;idea distorta della scienza al grande pubblico.</p>
<p><strong>Aggiornamento (28/10)</strong>: Per avere un&#8217;idea della quantità di preprint che hanno fatto seguito (in poco più di un mese!) all&#8217;annuncio di OPERA consiglio di dare un&#8217;occhiata a <a href="http://www.nu.to.infn.it/SuperLuminal_Neutrino/" target="_blank">questa bibliografia</a> sull&#8217;argomento, in particolare alla sezione 8 (dove, nel momento in cui scrivo, siamo a 108 <em>and counting</em>).</p>
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		<title>La parabola edificante: da fisico a PR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 22:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[fisica]]></category>
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					<description><![CDATA[Ricevo via e-mail da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Almalaurea" target="_blank">Almalaurea</a> la segnalazione di <a href="http://www.almalaurea.it/informa/news/primo-piano/fisica-marketing.shtml" target="_blank">questa simpatica intervista</a> a Daniele, «laureato con lode in Fisica nel 1997 con una tesi sperimentale frutto dei suoi tre mesi al Fermilab di Chicago» e finito a fare pubbliche relazioni «di prodotti di sensoristica applicata alle macchine utensili». La cosa interessante è che questa traiettoria occupazionale viene vista come una &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo via e-mail da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Almalaurea" target="_blank">Almalaurea</a> la segnalazione di <a href="http://www.almalaurea.it/informa/news/primo-piano/fisica-marketing.shtml" target="_blank">questa simpatica intervista</a> a Daniele, «<strong></strong>laureato con lode in Fisica nel 1997 con una tesi sperimentale frutto dei suoi tre mesi al Fermilab di Chicago» e finito a fare pubbliche relazioni «di prodotti di sensoristica applicata alle macchine utensili». La cosa interessante è che questa traiettoria occupazionale viene vista come una figata, tanto da meritare un articolo segnalato (immagino) a <strong>tutti</strong> i laureati in fisica presenti nel database! Apparentemente, per quelli di Almalaurea il mondo ha bisogno di meno ricerca e di più marketing; e io che avrei detto il contrario.</p>
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		<title>Colpi di genio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Oct 2010 14:02:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piacerebbe che la Endemol Italia cogliesse al volo il suggerimento che arriva, più che mai opportuno, da questo recente servizio del TG5.</p>
<p>[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=cecdSkML-xQ]</p>
<p>Le prossime edizioni del Grande Fratello (per quella che sta per partire temo sia troppo tardi, ma non è mai detta l&#8217;ultima parola) potrebbero così svolgersi non già all&#8217;interno di un appartamento dotato di tutti i comfort, ma nella ben più suggestiva <em>location</em> della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/San_Jos%C3%A9_Mine">miniera di San Josè</a>, all&#8217;interno delle gallerie a 700 metri di profondità che già hanno ospitato i 33 minatori. Tra l&#8217;altro si tratta di una soluzione a costo zero o quasi, visto che tutta la tecnologia necessaria per per introdurre i concorrenti è stata gentilmente sviluppata dal governo cileno nel corso degli ultimi mesi. Come si può leggere nell&#8217;articolo di Wikipedia sopra citato, la miniera in questione ha alle spalle una lunga storia di incidenti e crolli, il che non mancherà di aggiungere quel tocco di <em>suspense</em> in più alla vicenda.</p>
<p>(Io comunque mi accontenterei anche se si limitassero a trasformare il tutto in una riedizione dell&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stanford_prison_experiment" target="_blank">esperimento di Stanford</a>.)</p>
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