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	<title>chimica &#8211; Untitled #1</title>
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		<title>Aggiornate le vostre tavole periodiche!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 20:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[chimica]]></category>
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					<description><![CDATA[Qualche giorno fa ho appreso da Wikipedia che <a title="International Union of Pure and Applied Chemistry" href="http://www.iupac.org" target="_blank">IUPAC</a> e  <a title="International Union of Pure and Applied Physics" href="http://www.iupap.org" target="_blank">IUPAP</a> (organizzazione, quest&#8217;ultima, di cui ignoravo l&#8217;esistenza) hanno definitivamente approvato i nomi di darmstadtio, roentgenio e copernicio per gli elementi di numero atomico da 110 a 112. Tutti e tre sono stati sintetizzati per la prima volta intorno alla metà degli anni &#8217;90 al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gesellschaft_f%C3%BCr_Schwerionenforschung" target="_blank">GSI</a> di Darmstadt, il &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa ho appreso da Wikipedia che <a title="International Union of Pure and Applied Chemistry" href="http://www.iupac.org" target="_blank">IUPAC</a> e <a title="International Union of Pure and Applied Physics" href="http://www.iupap.org" target="_blank">IUPAP</a> (organizzazione, quest&#8217;ultima, di cui ignoravo l&#8217;esistenza) hanno definitivamente approvato i nomi di <strong>darmstadtio</strong>, <strong>roentgenio</strong> e <strong>copernicio</strong> per gli elementi di numero atomico da 110 a 112. Tutti e tre sono stati sintetizzati per la prima volta intorno alla metà degli anni &#8217;90 al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gesellschaft_f%C3%BCr_Schwerionenforschung" target="_blank">GSI</a> di Darmstadt, il che spiega i nomi «teutonici» a loro attribuiti. Se volete stare al passo coi tempi vi conviene quindi mettere subito mano alla vostra tavola periodica (ogni geek che si rispetti ne ha <em>almeno </em>una in casa) e aggiornare le caselline corrispondenti nell&#8217;ultima riga!</p>
<p>A tal proposito, ricordo che ai miei tempi (cioè quando facevo le superiori) le tavole periodiche di solito finivano con i primi due <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Transactinide_element" target="_blank">transattinidi</a>, ovvero gli elementi 104 e 105, che erano chiamati rispettivamente <strong>rutherfordio</strong> e <strong>hahnio</strong>, e sui libri c&#8217;era scritto che questi due elementi erano stati scoperti nel 1969 e nel 1970 da un team di fisici nucleari operante all&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/University_of_California,_Berkeley" target="_blank">Università di Berkeley</a> guidato dal leggendario <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Glenn_Seaborg" target="_blank">Glenn Seaborg</a> e dal suo allievo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Albert_Ghiorso" target="_blank">Albert Ghiorso</a> (cognome di chiarissime origini italiane, e anzi azzarderei liguri). Ma le cose non stavano proprio così, o meglio quella scritta sui libri non era <em>tutta</em> la verità: i medesimi elementi erano infatti stati ottenuti circa tre anni prima anche dal team avversario di quello di Seaborg, operante al <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Joint_Institute_for_Nuclear_Research" target="_blank">JINR</a> di Dubna, nell&#8217;allora Unione Sovietica. Considerato che in quel periodo si era in piena guerra fredda, non è difficile immaginare come siano andate le cose: ciascuno dei due gruppi si rifiutò di riconoscere la scoperta dell&#8217;altro e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Element_naming_controversy" target="_blank">l&#8217;attribuzione di un nome ai due nuovi elementi divenne un caso diplomatico</a>. I Paesi del blocco occidentale (tra cui l&#8217;Italia, e quindi i miei libri di testo) adottarono i nomi sopra ricordati, proposti dagli americani; i Paesi del blocco sovietico optarono invece per i nomi di <strong>kurchatovio</strong> e <strong>nielsbohrio</strong>. (Sicuramente non aiutò a raffreddare gli animi il fatto che quell&#8217;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Igor_Kurchatov" target="_blank">Igor Kurchatov</a> al quale i sovietici volevano intitolare l&#8217;elemento 104 fosse stato il direttore del progetto che portò l&#8217;URSS a ottenere la bomba nucleare nel 1949.) La controversia sarà risolta solo nel 1997 (quindi ben dopo il collasso dell&#8217;Unione Sovietica), quando finalmente viene trovato un compromesso che mette d&#8217;accordo tutti: così oggi l&#8217;elemento 104 ha mantenuto la denominazione &#8220;occidentale&#8221; di rutherfordio, mentre l&#8217;elemento 105 viene chiamato <strong>dubnio</strong> a parziale riconoscimento del ruolo svolto dai ricercatori del laboratorio sovietico. (In tutto ciò, il povero <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Otto_Hahn" target="_blank">Otto Hahn</a> è purtroppo rimasto «senza sedia», il che è un vero peccato viste le qualità morali dell&#8217;individuo, che vi invito ad approfondire visitando il link precedente.)</p>
<p>Ma non era di tali frivolezze che volevo parlare oggi, bensì proprio di questo vecchio arnese:</p>
<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/mendeleevs_1869_periodic_table.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-606" title="La tavola periodica, come proposta da Mendeleev nel 1869" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/mendeleevs_1869_periodic_table.png" alt="" width="450" height="553" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/mendeleevs_1869_periodic_table.png 487w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/mendeleevs_1869_periodic_table-244x300.png 244w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>L&#8217;avete riconosciuta? È proprio lei, la tavola periodica, così come è stata proposta inizialmente da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dmitri_Mendeleev" target="_blank">Dmitri Mendeleev</a> nel 1869 (anche se <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_the_periodic_table" target="_blank">l&#8217;idea in sé non era del tutto nuova</a>). Naturalmente all&#8217;epoca molti elementi erano ancora sconosciuti ma il principio fondamentale, cioè quello di elencare gli elementi in ordine di peso atomico crescente mettendo uno di fianco all&#8217;altro quelli chimicamente affini, è già ben chiaro. La gran parte dei buchi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Timeline_of_chemical_elements_discoveries" target="_blank">verrà riempita</a> nel periodo tra la fine del diciannovesimo e l&#8217;inizio del ventesimo secolo, e <a href="http://allperiodictables.com/indexQA.html" target="_blank">grazie all&#8217;opera di numerosi altri fisici</a> la tavola periodica assumerà infine la forma che oggi ci è più familiare:</p>
<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/1000px-periodic_table.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-607" title="Tavola periodica nel layout standard" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/1000px-periodic_table.png" alt="" width="450" height="253" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/1000px-periodic_table.png 1000w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/1000px-periodic_table-300x169.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/1000px-periodic_table-768x432.png 768w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Familiare, ma fino a che punto corretta? Secondo alcuni, come ad esempio <a href="http://www.av8n.com/jsd/" target="_blank">John Denker</a>, ci sono <a href="http://www.av8n.com/physics/periodic-table.htm#sec-f-block" target="_blank">ottime ragioni per ritenere fuorviante il classico layout &#8220;a blocchi&#8221; della tavola periodica</a>, perché in tale rappresentazione alla somiglianza tra elementi non corrisponde sempre la vicinanza delle rispettive caselle. Ad esempio, elementi affini come calcio e zinco si trovano molto lontani tra loro perché devono &#8220;fare spazio&#8221; ai restanti metalli di transizione. Lo stesso problema, ancora più accentuato, si riscontra con lantanio e lutezio, che pur essendo chimicamente simili si trovano ai capi opposti della serie dei lantanidi.</p>
<p>Il rimedio proposto da Denker è molto semplice: se vogliamo avere una rappresentazione più fedele dell&#8217;affinità tra i vari elementi occorre abbandonare le tavole bidimensionali e costruirne una in tre dimensioni! Per capire il senso di un simile suggerimento può essere utile la seguente analogia. Come immagino sappiate, è impossibile rappresentare la superficie di una sfera su un piano in maniera tale da preservare le distanze e gli angoli (e magari un giorno parleremo anche del perché ciò accade). Ciò comporta che ogni mappa della superficie terrestre debba necessariamente introdurre discontinuità e distorsioni, come avviene ad esempio nella celebre <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mercator_projection" target="_blank">proiezione di Mercatore</a>, che rende le zone vicino ai poli più grandi di quanto in realtà non siano:</p>
<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/773px-mercator-projection.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-613" title="Mappa della Terra nella proiezione di Mercatore" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/773px-mercator-projection.jpg" alt="" width="450" height="348" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/773px-mercator-projection.jpg 773w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/773px-mercator-projection-300x232.jpg 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/773px-mercator-projection-768x595.jpg 768w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>o nella meno celebre <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dymaxion_map" target="_blank">proiezione di Fuller</a>, che resta più fedele alla reale forma dei continenti al prezzo di introdurre dei tagli arbitrari:</p>
<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/dymaxion_map_unfolded.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-614" title="Dymaxion_map_unfolded" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/dymaxion_map_unfolded.png" alt="" width="450" height="229" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/dymaxion_map_unfolded.png 744w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/dymaxion_map_unfolded-300x153.png 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Allo stesso modo i difetti della rappresentazione &#8220;standard&#8221; della tavola periodica accennati in precedenza possono essere interpretati come una conseguenza del fatto che stiamo cercando di disegnare su un piano un oggetto la cui geometria intrinseca <em>non è piatta</em>.</p>
<p>Seguendo fino in fondo questa idea, Denker ha costruito una tavola periodica che lui stesso definisce a forma di «cilindro con rigonfiamenti» (mentre <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Mendeleev_flower.jpg" target="_blank">Wikipedia</a> la definisce, più poeticamente, «a forma di fiore»); qui di seguito ne trovate una visuale, e <a href="http://www.av8n.com/physics/periodic-table.htm" target="_blank">sul suo sito</a> ci sono le altre (e le istruzioni per costruirne una):</p>
<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/pt3d-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-608" title="Tavola periodica 3d" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/pt3d-1.jpg" alt="" width="450" height="626" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/pt3d-1.jpg 581w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/pt3d-1-215x300.jpg 215w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>Notate come calcio e zinco siano ora fisicamente vicini (be&#8217;, lo zinco ve lo dovete immaginare ma c&#8217;è, sull&#8217;altro lato del foglio) e, oltretutto, entrambi collocati &#8220;sotto&#8221; (in un certo senso) al magnesio, di cui condividono le proprietà chimiche. Stesso discorso (e questo sì che si vede bene dalla foto qui sopra) per lantanio e lutezio, che ora si trovano vicini tra loro ed entrambi direttamente sotto all&#8217;ittrio, loro parente stretto.</p>
<p>Quello di Denker non è comunque l&#8217;unico layout non-standard della tavola periodica. Un altro che trovo particolarmente carino è quello <a href="http://www.chemicalgalaxy.co.uk/" target="_blank">a forma di galassia</a> ideato da Philip Stewart, in cui la progressione dei numeri atomici forma una spirale e gli elementi chimicamente affini formano i «bracci» della galassia:</p>
<p><a href="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/stew.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-615" title="Galassia degli elementi" src="http://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/stew.jpg" alt="" width="450" height="334" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/stew.jpg 703w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2011/11/stew-300x223.jpg 300w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a></p>
<p>ma c&#8217;è veramente l&#8217;imbarazzo della scelta, come testimoniano le <a href="http://www.meta-synthesis.com/webbook/35_pt/pt_database.php?Button=All" target="_blank">centinaia di tavole periodiche che potete trovare in questo database online</a>. Senza contare, ovviamente, l&#8217;<em>upgrade</em> più radicale di tutti: quello da immagine statica a <a href="http://periodictable.com/" target="_blank">tavola interattiva</a>.</p>
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