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	<title>cazzeggio &#8211; Untitled #1</title>
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		<title>Una grammatica BNF per le biografie accademiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2025 21:02:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[accademia]]></category>
		<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Pubblicata nella speranza che sia utile a qualcuno. Le notazioni sono standard: a&#124;b indica una alternativa tra a e b, a* indica la ripetizione di zero o più a, e [a] indica che a è opzionale. Le parentesi tonde sono usate per raggruppare parti di frase, e non vanno intese in senso letterale. Non sono &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicata nella speranza che sia utile a qualcuno. Le notazioni sono standard: <code>a|b</code> indica una alternativa tra <code>a</code> e <code>b</code>, <code>a*</code> indica la ripetizione di zero o più <code>a</code>, e <code>[a]</code> indica che <code>a</code> è opzionale. Le parentesi tonde sono usate per raggruppare parti di frase, e non vanno intese in senso letterale.</p>
<p>Non sono necessarie, <strong>né desiderate</strong>, attribuzioni; tecnicamente, questo post è soggetto a licenza <a href="https://creativecommons.org/publicdomain/zero/1.0/" target="_blank" rel="noopener">CC-0</a>.</p>
<p><span id="more-1279"></span></p>
<p>&lt;<em>name</em>&gt; is (an independent researcher | &lt;<em>position</em>&gt; at &lt;<em>employer</em>&gt;), specializing in &lt;<em>topic</em>&gt;*. (He|She) received (his|her) PhD in &lt;<em>academic_area</em>&gt; at &lt;<em>university</em>&gt; in &lt;<em>year</em>&gt;.<br />
(He|She) has been (&lt;<em>position</em>&gt; at &lt;<em>employer</em>&gt;)*.<br />
(His|Her) research focuses on (&lt;<em>topic</em>&gt; [, with special emphasis on &lt;<em>subtopic</em>&gt;])*. [(His|Her) interests also include &lt;<em>topic</em>&gt;*.]<br />
[(He|She) is a member of (&lt;<em>group</em>&gt; at &lt;<em>institution</em>&gt;)* [and currently leads &lt;<em>project</em>&gt;*].]<br />
(He|She) has (a substantial record of | more than &lt;<em>n</em>&gt;) publications in peer-reviewed journals and presented at (numerous | more than &lt;<em>n</em>&gt;) (top-tier | international) conferences.<br />
[(He|She) has received &lt;<em>award</em>&gt;* and was the recipient of &lt;<em>fellowship</em>&gt;*.]<br />
[(He|She) chaired &lt;<em>committee</em>&gt;* and sits on the Editorial Board of &lt;<em>journal</em>&gt;*.]<br />
[(He|She) [co]founded (&lt;<em>startup</em>&gt; [that was acquired by &lt;<em>big_firm</em>&gt;])*.]</p>
<p>La formulazione delle sotto-grammatiche per i vari simboli terminali (&lt;<em>position</em>&gt;, &lt;<em>topic</em>&gt;, ecc.) è lasciata come esercizio al lettore.</p>
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		<title>Anche cancellare è un&#8217;arte</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1264</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 22:53:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;erano una volta, prima che i social media spazzassero via tutto quanto, i blog. Sì, tipo questo che state leggendo — che infatti è una specie di relitto dello scorso decennio alla deriva nel web dei <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Closed_platform" target="_blank" rel="noopener">giardini recintati</a> . Una delle caratteristiche più interessanti dei suddetti blog erano i blogroll: una lista di link ad altri blog &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano una volta, prima che i social media spazzassero via tutto quanto, i blog. Sì, tipo questo che state leggendo — che infatti è una specie di relitto dello scorso decennio alla deriva nel web dei <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Closed_platform" target="_blank" rel="noopener">giardini recintati</a>. Una delle caratteristiche più interessanti dei suddetti blog erano i <em>blogroll:</em> una lista di link ad altri blog che venivano implicitamente consigliati, o comunque ritenuti affini, dal tenutario del blog in questione. All&#8217;inizio ce l&#8217;avevo persino io, una specie di mini-blogroll; stava in un box laterale intitolato &#8220;omeogiornale&#8221; (citazione <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Philip_K._Dick" target="_blank" rel="noopener">Dickiana</a>), poi a un certo punto l&#8217;ho tolto, non ricordo più se è successo perché ho cambiato tema o perché nove link su dieci erano morti. Fatto sta che i blogroll erano stupendi, o almeno a me piacevano un sacco, perché erano una maniera di scoprire gente nuova, spesso interessante e/o con opinioni non scontate, che scriveva su internet. Non che adesso non ci sia gente interessante che scrive su internet; ma non c&#8217;è alcuna speranza di trovarla, visto che spesso pubblicano su piattaforme chiuse (i giardini recintati di cui sopra), o anche quando pubblicano su piattaforme aperte annunciano i loro post via social media, e i social media non sono fatti per segnalarti le cose interessanti; sono fatti per segnalarti le cose che ti fanno incazzare, pardon, che generano <em>engagement</em>.</p>
<p>Ma sto divagando. Dicevo, i blogroll non esistono più, e quindi tocca surrogarli mantenendo in proprio una lista di link a blog di interesse (magari tramite i relativi <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/RSS" target="_blank" rel="noopener">feed RSS</a>, finché resistono&#8230;). Nella mia lista è presente da sempre il <a href="https://www.jwz.org/blog/" target="_blank" rel="noopener">blog di Jamie Zawinski</a>, ex programmatore (responsabile, tra le altre cose, delle prime versioni di Netscape Navigator, del mitico <a href="https://www.jwz.org/xscreensaver/" target="_blank" rel="noopener">xscreensaver</a> — a cui questo blog deve gli sfondi — e molto altro), nonché attuale proprietario di un dance club a San Francisco (!). Ed è proprio <a href="https://www.jwz.org/blog/2023/10/redaction-poetry/" target="_blank" rel="noopener">tramite il suo blog</a> che sono venuto a conoscenza di questa straordinaria opera di <a href="https://bengrosser.com/" target="_blank" rel="noopener">Ben Grosser</a> (quanto segue è solo un piccolo estratto, <a href="https://bengrosser.com/files/Techno-Optimist-Manifesto-Andreessen-redacted-by-Grosser.pdf" target="_blank" rel="noopener">qui il PDF completo</a>):</p>
<p><a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/estratto.png"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1265" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/estratto.png" alt="Estratto dal Tecno-Optimist Manifesto, cancellato da Ben Grosser" width="883" height="381" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/estratto.png 883w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/estratto-300x129.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2024/11/estratto-768x331.png 768w" sizes="(max-width: 883px) 100vw, 883px" /></a>Zawinski chiama questo tipo di arte <em>redaction poetry</em>, che letteralmente sarebbe &#8220;poesia della censura&#8221;; sulla wikipedia in inglese si trova invece <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Erasure_poetry" target="_blank" rel="noopener"><em>erasure poetry</em></a> (&#8220;poesia della cancellatura&#8221;), o anche <em>blackout poetry</em>. Nell&#8217;articolo corrispondente, gli inizi di tale pratica si fanno risalire a tale Doris Cross, di cui si cita un&#8217;opera del 1965. Ma consultando la wikipedia in italiano si scopre che negli stessi anni anche <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Isgr%C3%B2" target="_blank" rel="noopener">Emilio Isgrò</a>, a Milano, realizzava i primi esperimenti di arte della cancellatura. Ci saranno state delle influenze tra i due, o siamo di fronte a un caso in cui (come spesso accade, nell&#8217;arte come nella scienza) l&#8217;idea che porta a una nuova forma di espressione è concepita in maniera simultanea e indipendente da più soggetti?</p>
<p>Personalmente però la prima opera che associo alla cancellatura è <em>Expédition nocturne n. 1</em> di Anna Rosa Gavazzi. Se state cascando dalle nuvole significa che avete la sventura di non aver mai visto una puntata di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Passepartout_(programma_televisivo)" target="_blank" rel="noopener">Passepartout</a>, uno dei più riusciti programmi sull&#8217;arte della RAI, condotto dal compianto Philippe Daverio (che ci ha lasciato nel 2020). Nelle parti girate in studio, infatti, faceva bella mostra di sé, alle spalle di Daverio, una pagina di testo in francese in cui l&#8217;unica parte non cancellata era la frase «<em>je dois apprendre aux curieux</em>». Si tratta appunto dell&#8217;opera sopra citata, che riprende la prima pagina del libro <em>Expédition nocturne autour de ma chambre</em> dell&#8217;oscuro scrittore sabaudo <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Xavier_de_Maistre" target="_blank" rel="noopener"><b>Xavier de Maistre</b></a>. Apprendo da <a href="https://thevision.com/cultura/passepartout-philippe-daverio/" target="_blank" rel="noopener">questo articolo di Giuseppe Porrovecchio</a> che la trasmissione venne chiusa nel settembre 2011 semplicemente perché non era realizzata in-house dalla RAI, e una sentenza della Corte di Cassazione aveva vietato l&#8217;acquisto di ogni tipo di produzione esterna. Come sempre succede in Italia, per evitare possibili danni erariali si preferisce vietare tutto a priori, e pazienza se trasmissioni di successo ne pagano le conseguenze. Come dicono gli americani, <em>this is why we can&#8217;t have nice things</em>.</p>
<p><strong>Aggiornamento (8/11)</strong>: quello che mi ero perso è che Marc Andreessen, l&#8217;autore del &#8220;<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Techno-Optimist_Manifesto">manifesto</a>&#8221; che ha fatto da base per il lavoro di Gosser, è stato a sua volta uno dei cofondatori di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Netscape" target="_blank" rel="noopener">Netscape</a> (e quindi collega di Zawinski), prima di darsi al capitalismo di rischio; il che aggiunge ulteriore ironia a tutta la storia&#8230;</p>
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		<title>Shrinkflation fail</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1189</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jan 2024 21:12:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
		<category><![CDATA[vita vissuta]]></category>
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					<description><![CDATA[Dicesi <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Shrinkflation" target="_blank" rel="noopener">shrinkflation</a> quel processo per cui una ditta (in genere di alimentari) diminuisce leggermente la quantità di prodotto nelle sue confezioni, mantenendone però inalterato il prezzo. Si tratta di una maniera particolarmente subdola per alzare il prezzo di una merce senza che l&#8217;acquirente se ne accorga, e quindi molto in voga in tempi di inflazione relativamente &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dicesi <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Shrinkflation" target="_blank" rel="noopener">shrinkflation</a> quel processo per cui una ditta (in genere di alimentari) diminuisce leggermente la quantità di prodotto nelle sue confezioni, mantenendone però inalterato il prezzo. Si tratta di una maniera particolarmente subdola per alzare il prezzo di una merce senza che l&#8217;acquirente se ne accorga, e quindi molto in voga in tempi di inflazione relativamente alta come quelli che stiamo vivendo in questi ultimi due anni.</p>
<p>Poi però arriva uno come il sottoscritto, che quando cucina ha l&#8217;abitudine di pesare tutti gli ingredienti che utilizza (la riproducibilità prima di tutto!), e così facendo si accorge ad esempio che nelle confezioni che dichiarano un &#8220;peso netto&#8221; di 150 g e un &#8220;peso sgocciolato&#8221; (e già sulla necessità di questa ulteriore qualifica ci sarebbe da arrabbiarsi&#8230;) di 140 g, la quantità di prodotto <em>reale</em> è magari di 130 g, quando non ancora inferiore.</p>
<p>Ma oggi, del tutto inaspettata, una parziale rivincita: sulla scatola di un prodotto che non nominerò, ma che da tempi immemori ha sempre contenuto 10 unità, ho trovato la sospetta dicitura &#8220;9 pezzi&#8221; (se non altro in questo caso la casa produttrice non si è data la pena di nascondere il misfatto); ma una volta aperta la confezione, sono comunque venute fuori 10 unità del prezioso materiale edibile! Chissà se ci hanno ripensato, o se hanno semplicemente modificato la dicitura sulla scatola prima di reimpostare le procedure di insacchettamento?</p>
<p>(Ah, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sgrammatura" target="_blank" rel="noopener">la wikipedia italiana</a> suggerirebbe come possibili traduzioni di <em>shrinkflation</em> i termini <em>sgrammatura</em> o <em>riporzionamento</em>; ma onestamente il titolo attuale mi piace di più di <strong>Errore di sgrammatura</strong>, con buona pace dell&#8217;accademia della crusca.)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>I mille indirizzi di Amazon</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1174</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jan 2024 20:35:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
		<category><![CDATA[recriminazioni inutili]]></category>
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					<description><![CDATA[(Buon proposito per il 2024: riprendere a scrivere regolarmente sul blog, con l&#8217;obiettivo di tenere una media di un messaggio a settimana al mese. Durerà?) Recentemente ho fatto un ordine su Amazon dopo svariati secoli dall&#8217;ultimo utilizzo, e non ho potuto fare a meno di notare la raffica di e-mail che questa apparentemente innocua mossa &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Buon proposito per il 2024: riprendere a scrivere regolarmente sul blog, con l&#8217;obiettivo di tenere una media di un messaggio <del>a settimana</del> al mese. Durerà?)</p>
<p>Recentemente ho fatto un ordine su Amazon dopo svariati secoli dall&#8217;ultimo utilizzo, e non ho potuto fare a meno di notare la raffica di e-mail che questa apparentemente innocua mossa ha generato. <span id="more-1174"></span>In ordine strettamente cronologico:</p>
<ul>
<li>una mail immediata per la conferma dell&#8217;ordine (e fin qui tutto ok), con mittente <em>conferma-ordine at amazon punto it</em>;</li>
<li>una mail di poche ore successiva, per avvisarmi che uno dei due articoli che avevo ordinato era stato spedito, con mittente <em>conferma-spedizione at amazon punto it</em>;</li>
<li>una mail il giorno dopo, con medesimo mittente, per avvisarmi che anche l&#8217;altro dei due articoli era stato spedito (chissà se ne avessi ordinati una dozzina&#8230;);</li>
<li>una mail il giorno dopo, per avvisarmi che il primo dei due articoli era in consegna, con mittente <em>shipment-tracking at amazon punto it</em>;</li>
<li>una mail poche ore dopo, per confermarmi il fatto che nel frattempo avevo correttamente ricevuto il pacco, con mittente <em>order-update at amazon punto it</em>;</li>
<li>il giorno dopo, le due mail analoghe alle precedenti relative al pacco con il secondo articolo.</li>
</ul>
<p>Ora, sorvolando sul fatto che 7 mail per un ordine con due cose in croce sembrano un po&#8217; eccessive (ma tanto mandare una mail non costa nulla&#8230;), la cosa curiosa è l&#8217;abbondanza di mittenti diversi: considerato che sono tutte caselle non abilitate alla ricezione (c&#8217;è scritto in calce ai messaggi), non era più semplice usare un <em>no-reply at amazon punto it</em> per tutte?</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il mistero del cartello per crackpot</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/1074</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2017 22:28:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Ultimamente mi sto interessando alla <a href="https://homotopytypetheory.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">teoria dei tipi di omotopia</a> , il cui oggetto è una sorprendente relazione tra due rami della matematica che apparentemente non hanno nulla a che vedere l&#8217;uno con l&#8217;altro: la logica formale costruttiva e la teoria dell&#8217;omotopia. (Se non sapete cosa sono non importa, il post riguarda tutt&#8217;altro.) (La cosa in teoria farebbe parte di &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ultimamente mi sto interessando alla <a href="https://homotopytypetheory.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">teoria dei tipi di omotopia</a>, il cui oggetto è una sorprendente relazione tra due rami della matematica che apparentemente non hanno nulla a che vedere l&#8217;uno con l&#8217;altro: la logica formale costruttiva e la teoria dell&#8217;omotopia. (Se non sapete cosa sono non importa, il post riguarda tutt&#8217;altro.)<span id="more-1074"></span> (La cosa in teoria farebbe parte di una strategia a lungo termine per spostarsi su rami della matematica più &#8220;applicati&#8221; [risate finte in sottofondo], ma di questo parlerò in un&#8217;altra occasione.) (Ammetto che finora sembra un discorso senza capo né coda, ma giuro che tra poco arriverà davvero un mistero, o quantomeno un cartello.)</p>
<p>Dicevo, c&#8217;è questa <a href="https://ncatlab.org/nlab/show/homotopy+type+theory" target="_blank" rel="noopener noreferrer">teoria dei tipi di omotopia</a> (no, non mi pagano per fare SEO), e una delle persone chiave che la stanno sviluppando (nonché uno dei miei personalissimi idoli) è tale <a href="https://home.sandiego.edu/~shulman/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Michael Shulman</a>, professore all&#8217;Università di San Diego. Qualche ora fa, ignaro del tunnel nel quale mi stavo cacciando, ho fatto un giro sulla sua home page per vedere se c&#8217;era qualche nuovo lavoro interessante. Nella sezione del suo sito dedicata agli articoli campeggia la seguente foto:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-1075" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/mike-crackpot-medium.jpg" alt="Mike Shulman al fianco di un cartello stradale" width="250" height="267" /></p>
<p>Per chi non lo sapesse, in inglese il termine <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Crank_(person)" target="_blank" rel="noopener noreferrer">crackpot</a> sta ad indicare una persona che ha ideato una sua teoria personale (di solito fisica, ma ci sono anche crackpot matematici e in altri campi) che giunge a conclusioni in totale contrasto con le teorie unanimemente accettate dalla relativa comunità scientifica ma che, nonostante ciò, egli si rifiuta ostinatamente di abbandonare.</p>
<p>La foto di cui sopra è quindi da considerarsi come un simpatico scherzo auto-ironico. La cosa più divertente in tutto ciò, però, è che da qualche parte in Inghilterra (lo stile della segnaletica che si vede nella foto è inconfondibile) c&#8217;è un posto che si chiama effettivamente Crackpot; è un po&#8217; come se in Italia ci fosse un paese che si chiama Squinternato, o una cosa del genere.</p>
<p>Ma dove si trova Crackpot esattamente? La solita Wikipedia ci viene in soccorso informandoci che <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Crackpot,_North_Yorkshire" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Crackpot è un piccolo borgo</a> («village») nel North Yorkshire, e anche che il suo nome viene in realtà dall&#8217;inglese antico e significa qualcosa tipo «cavità dove ci sono i corvi».</p>
<p>Ora che conosciamo questa fondamentale verità (e avendo un bel po&#8217; di tempo da perdere), dovremmo essere in grado di risalire al punto preciso in cui Michael Shulman ha scattato la foto qui sopra. (Ok, tecnicamente il punto preciso in cui <em>qualcuno</em> ha scattato la foto a Shulman.) (Però, ripensandoci, poteva anche aver usato un cavalletto e l&#8217;autoscatto.) Apriamo dunque google maps centrato sulle coordinate di Crackpot, North Yorkshire:</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m18!1m12!1m3!1d18594.965734930596!2d-2.054113508777382!3d54.36810022693904!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!3m3!1m2!1s0x487c1448334c768d%3A0x260cf99fefdf85a1!2sCrackpot%2C+Richmond+DL11+6NR%2C+UK!5e0!3m2!1sen!2sit!4v1514051222438" width="600" height="450" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Dobbiamo cercare un bivio della B6270 a 2 miglia da Crackpot, in direzione di Muker, a cui occorre svoltare verso sinistra. Una breve scorsa alla mappa mostra che il punto buono sembra essere questo:</p>
<p><iframe loading="lazy" style="border: 0;" src="https://www.google.com/maps/embed?pb=!1m18!1m12!1m3!1d2323.962074297487!2d-2.0825840490553604!3d54.37531998011038!2m3!1f0!2f0!3f0!3m2!1i1024!2i768!4f13.1!3m3!1m2!1s0x0%3A0x0!2zNTTCsDIyJzMxLjIiTiAywrAwNCc0OS40Ilc!5e0!3m2!1sen!2sit!4v1514051658128" width="600" height="450" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Pregustando già il trionfo, passiamo a google street view per avere la conferma definitiva ma&#8230; sorpresa! Questa è l&#8217;immagine del bivio in questione che si ottiene al momento (23/12/2017):</p>
<figure id="attachment_1083" aria-describedby="caption-attachment-1083" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/cartello-gsv-jul-2016.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-1083 size-medium" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/cartello-gsv-jul-2016-300x250.png" alt="" width="300" height="250" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/cartello-gsv-jul-2016-300x250.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/cartello-gsv-jul-2016.png 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1083" class="wp-caption-text">Non il cartello che volevamo vedere.</figcaption></figure>
<p>Nel caso ci fossero ancora dei dubbi che il posto sia quello giusto, essi sarebbero immediatamente dissipati notando il tirante agganciato al palo sinistro, che appare anche nella foto di Shulman. Ma che fine ha fatto il cartello per Crackpot?</p>
<p>L&#8217;immagine in questione risale al luglio del 2016, come google stessa gentilmente ci rivela. Fortunatamente la funzione street view permette di andare «indietro nel tempo» e visualizzare le immagini della stessa zona prese nelle campagne di mappatura precedenti. Nel nostro caso l&#8217;immagine precedente risale al settembre del 2009, e mostra effettivamente il cartello per Crackpot in tutto il suo splendore:</p>
<figure id="attachment_1085" aria-describedby="caption-attachment-1085" style="width: 300px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/cartello-gsv-sep-2009.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1085" src="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/cartello-gsv-sep-2009-300x240.png" alt="" width="300" height="240" srcset="https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/cartello-gsv-sep-2009-300x240.png 300w, https://atlog.it/blog/wp-content/uploads/2017/12/cartello-gsv-sep-2009.png 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><figcaption id="caption-attachment-1085" class="wp-caption-text">Eccolo!</figcaption></figure>
<p>Resta il mistero: cos&#8217;è successo al cartello per Crackpot tra il 2009 e il 2016? È stato rimosso dall&#8217;amministrazione locale per qualche motivo? Magari Crackpot è stato nuclearizzato da un esperimento sfuggito al controllo, oppure è stato abbandonato dai suoi abitanti, stufi di essere costantemente presi in giro dai vicini. O magari la troppa gente che si fermava all&#8217;incrocio per farsi fare la foto a fianco al cartello ha creato situazioni di pericolo per la B6270, questa fondamentale arteria di collegamento tra <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Nateby,_Cumbria" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nateby, Cumbria</a> (pop. 120) e la <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/A6108_road" target="_blank" rel="noopener noreferrer">A6108</a>.</p>
<p>Oppure l&#8217;amministrazione locale è innocente, e il cartello è stato semplicemente rubato da qualche buontempone. Se questa ipotesi vi sembra forzata vi segnalo il curioso caso del ridente paesino di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Fucking,_Austria" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fucking</a>, in Austria, il cui cartello di benvenuto è stato in passato ripetutamente rubato &#8212; chissà perché &#8212; da gente che non aveva di meglio da fare. (Nell&#8217;agosto del 2005 il cartello è stato saldato al paletto di acciaio e quest&#8217;ultimo è stato ancorato a una piattaforma di cemento sotterranea; da allora i furti sembrano essersi fermati.). Non è nemmeno da escludersi che i due fatti siano in realtà collegati, e che qualcuno, nel chiuso della sua cameretta, possa ora esibire con orgoglio un cartello composito che lo proclama  «Fucking Crackpot 2».</p>
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		<title>Utilità pratica delle logiche a più valori</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/228</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Nov 2010 22:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cazzeggio]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;altro giorno sono arrivato nei pressi di un attraversamento pedonale (di quelli molto lunghi e molto trafficati) quando sul semaforo era già scattato il giallo. Subito davanti a me c&#8217;erano due persone che procedevano appaiate. Non volendo impiegare troppe risorse computazionali per rispondere alla spinosa domanda &#8220;fermarsi o attraversare?&#8221;, decisi che avrei semplicemente fatto come &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno sono arrivato nei pressi di un attraversamento pedonale (di quelli <strong>molto</strong> lunghi e <strong>molto</strong> trafficati) quando sul semaforo era già scattato il giallo. Subito davanti a me c&#8217;erano due persone che procedevano appaiate. Non volendo impiegare troppe risorse computazionali per rispondere alla spinosa domanda &#8220;fermarsi o attraversare?&#8221;, decisi che avrei semplicemente fatto come i due tizi che mi precedevano.</p>
<p>Sembrava una soluzione inattaccabile, se non fosse che&#8230; uno dei due tizi ha attraversato e l&#8217;altro si è fermato. (Evidentemente non erano assieme, nonostante le apparenze.) Questa evenienza, completamente imprevista, deve aver mandato per un attimo in crisi un qualche sottosistema del mio cervello; ricordo distintamente che per qualche secondo ho pensato: &#8220;Occazzo, e adesso?&#8221;</p>
<p>Per la cronaca, alla fine mi sono fermato (fortunatamente, non in mezzo alla strada).</p>
<p>La morale di questa disavventura (?) potrebbe essere che il ragionamento basato sulla logica classica, con due soli valori di verità, è fondamentalmente superato, e che la complessità del mondo moderno richiede l&#8217;uso di una <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Multi-valued_logic" target="_blank">logica a più valori</a>. O forse, più semplicemente, che non bisogna delegare le proprie decisioni agli altri.</p>
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		<title>Test stupidi</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/219</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 22:21:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni tanto è bello avere conferma dei propri sospetti: <a href="http://www.nerdtests.com/ft_nt2.php"></a> Comunque c&#8217;è qualcosa che non mi convince in questo test, il punteggio per l&#8217;awkwardness mi sembra troppo basso (e dire che tra internet e sesso, ho scelto internet&#8230;). Ma naturalmente, trattandosi di un percentile, c&#8217;è anche la possibilità che in giro ci sia parecchia gente messa &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto è bello avere conferma dei propri sospetti:</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.nerdtests.com/ft_nt2.php"><img decoding="async" src="http://www.nerdtests.com/images/badge/nt2/cacb90bf01984baa.png" alt="NerdTests.com says I'm an Uber Cool Nerd King.  Click here to take the Nerd Test, get geeky images and jokes, and write on the nerd forum!" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Comunque c&#8217;è qualcosa che non mi convince in questo test, il punteggio per l&#8217;awkwardness mi sembra troppo basso (e dire che tra internet e sesso, ho scelto internet&#8230;). Ma naturalmente, trattandosi di un percentile, c&#8217;è anche la possibilità che in giro ci sia parecchia gente messa <strong>davvero</strong> male.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Time isn&#8217;t on my side, oggi più che mai</title>
		<link>https://atlog.it/blog/archives/130</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 16:59:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da oggi mi restano solo dieci anni di tempo per vincere la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fields_Medal" target="_blank">medaglia Fields</a> .]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi mi restano solo dieci anni di tempo per vincere la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fields_Medal" target="_blank">medaglia Fields</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Ti accorgi che nella tua vita hai volato solo low-cost quando&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 May 2010 07:54:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#8230;perdi mezz&#8217;ora sul sito di <a href="http://www.airfrance.it/" target="_blank">una compagnia aerea</a> cercando inutilmente l&#8217;opzione &#8220;solo bagaglio a mano&#8221; nella speranza di risparmiare qualche euro.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;perdi mezz&#8217;ora sul sito di <a href="http://www.airfrance.it/" target="_blank">una compagnia aerea</a> cercando inutilmente l&#8217;opzione &#8220;solo bagaglio a mano&#8221; nella speranza di risparmiare qualche euro.</p>
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		<title>Le gioie della traduzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:01:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è un motivo per cui ultimamente questo blog ristagna: la settimana scorsa ho avuto la pessima idea di accettare un lavoro di traduzione dall&#8217;inglese all&#8217;italiano di un articolo di review (40 pagine circa) che andrà inserito in un&#8217;opera che sta curando il mio (ex-)relatore. La cosa in sé non sarebbe neanche del tutto malvagia, visto &#8230; ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un motivo per cui ultimamente questo blog ristagna: la settimana scorsa ho avuto la pessima idea di accettare un lavoro di traduzione dall&#8217;inglese all&#8217;italiano di un articolo di review (40 pagine circa) che andrà inserito in un&#8217;opera che sta curando il mio (ex-)relatore. La cosa in sé non sarebbe neanche del tutto malvagia, visto che l&#8217;argomento (le relazioni tra la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Knot_theory" target="_blank">teoria dei nodi</a> e la fisica) è piuttosto interessante. Il problema, peraltro evidenziatosi sin dalla prima lettura dell&#8217;articolo, è che l&#8217;autore (che per motivi di privacy &#8211; la mia &#8211; chiameremo H.) ha fatto un lavoro perfettibile (per usare un eufemismo). Diciamo che si capisce chiaramente come il tutto sia stato scritto <em>al massimo</em> nel giro di una notte (e non mi sento di escludere una precedente assunzione di alcool), mettendo assieme pezzi di articoli già pubblicati qua e là raccordati tra loro alla bell&#8217;e meglio ed evitando accuratamente di rileggere il risultato finale. Per chi pensa che io stia esagerando, basti dire che a un certo punto il nostro eroe riesce a dimenticarsi un pezzo della definizione di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lie_algebra" target="_blank">algebra di Lie</a>, salvo 10 righe dopo fare riferimento proprio al pezzo mancante! Con queste premesse, più che una traduzione ci vorrebbe una revisione completa (ovviamente da farsi assieme all&#8217;autore, possibilmente sobrio) ma ho come l&#8217;impressione che questa non sia una strada percorribile, se non altro perché il lavoro va completato entro la settimana prossima.</p>
<p>Qualunque sarà il risultato finale, è il caso di consolarsi con la vecchia massima &#8220;poteva sempre andare peggio&#8221;: almeno la traduzione dovrebbero pagarmela.</p>
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